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Cosa sono i viaggi low cost?

voli low costIl termine low-cost deriva dalla lingua inglese e tradotto letteralmente significa “basso costo“, andando a definire un fenomeno nato negli Stati Uniti più di 30 anni fa, con la Southwest Airlines nel 1971, che offriva voli a metà prezzo: una tendenza che si è ben presto diffusa in Europa negli anni 90.

Le compagnie low cost in Europa presero anche il nome di “no frills”, cioè “senza fronzoli”, consentendo infatti ai passeggeri di risparmiare notevolmente sulle tariffe dei voli tradizionali, puntando sul fatto di fornire ai propri clienti, solo e soltanto il servizio essenziale del trasporto aereo ed eliminando quindi tutti gli extra ed i comfort inutili, specie nei voli di poche ore!

In pratica le tariffe economiche proposte da queste compagnie low cost, sono dovute infatti essenzialmente, all’eliminazione dei pasti a bordo, ad un minor impiego di personale a bordo, all’utilizzo di aeroporti secondari e lontani dal centro, alla mancanza di attrezzatura idonea a trasportare animali a bordo, e … tante altre piccoli comfort, con un’ovvia conseguente riduzione delle tasse aeroportuali.

Che significa “compagnia aerea low cost”?

Le compagnie aeree low cost offrono biglietti a prezzi inferiori rispetto alle compagnie aeree di linea. A volte il risparmio per il passeggero può essere davvero notevole e raggiungere anche centinaia di euro per una singola tratta. Viaggiare a basso costo è un trend molto comune, soprattutto nel nostro Paese dove, Alitalia a parte, le compagnie aeree più utilizzate sono Ryanair e easyJet. Ma c’è davvero differenza tra volare low cost e affidarsi a vettori tradizionali? La risposta è sì: le differenze ci sono e sono tante. Si pensi ai benefit per il passeggero, con una compagnia aerea le low cost non sì ha la possibilità di scegliere la classe di viaggio, non esistendo la differenza tra business ed economy; non si ha diritto a un pasto gratuito a bordo, che invece rientra tra le tante spese extra-biglietto; non si ha la possibilità di riprotezione su voli di un’altra compagnia in caso di disservizi, né di usufruire di proseguimenti per rotte non coperte (pochissime inoltre hanno accordi di code sharing).

Come fanno le compagnie low cost a offrire voli a prezzi così bassi? La parola d’ordine è “risparmio”

Un viaggiatore low cost deve essere pronto a rinunciare a determinati benefit o servizi, offerti invece dai vettori aerei tradizionali, oppure a pagarli in aggiunta al prezzo del biglietto. Ma oltre a costi extra e qualche insidia, le differenze sostanziali tra le compagnie a basso costo e quelle di linea emergono guardando a come queste compagnie vengono gestite. La parola d’ordine è “risparmio”. La strategia dei vettori low cost è improntata sul ridurre le spese legate a tasse e servizi aeroportuali di cui usufruiscono, abbattere i costi della flotta e del suo mantenimento, e mantenere bassi quelli per la gestione del personale, formazione compresa. Le spese aeroportuali, il personale e la flotta sono 3 macro aree che svolgono un ruolo importante ai fini del bilancio per le compagnie aeree, sono spese inevitabili e quotidiane, le low cost riescono a mantenere i prezzi bassi perché riducono di molto queste uscite.

Spese aeroportuali: riduzione del turnaournd

Buona parte delle spese che una compagnia aerea deve sostenere è costituita dalle tasse e dai servizi di cui non può fare a meno: quelli degli aeroporti. Partiamo dal “parcheggio” degli aeromobili tra un volo e un altro. In gergo aeroportuale il tempo che un velivolo rimane fermo a terra è definito turnaround, per una compagnia aerea tutto il tempo non speso in volo non solo è mancato guadagno ma rappresenta anche una spesa dato che per il turnaround è necessario pagare. Le low cost, effettuando più voli su base giornaliera rispetto a un compagnia di linea, spendono relativamente poco per il parcheggio dei propri velivoli, si stima che per una compagnia a basso costo il turnaround sia di meno di 30 minuti.

Tra le spese aeroportuali ci sono poi servizi come il collegamento dal gate al portellone del velivolo, le scalette o l’alimentazione elettrica esterna, tali costi variano da aeroporto ad aeroporto, in base a quanto questo sia importante e trafficato. Per poterli alleggerire, le low cost hanno da tempo iniziato ad affidarsi a una strategia diversa. Individuano un aeroporto poco utilizzato e lo riqualificano portandovi nuovo traffico. Questo permette loro di avere un forte potere contrattuale con l’hub e di usufruirne a condizioni molto vantaggiose, oltre alla possibilità di stringere accordi commerciali con aziende locali di trasporto da/per quegli aeroporti, o con autonoleggi e hotel circostanti.

Flotta: poche costi di manutenzione e fuel hedging

Un’altra importante politica di risparmio viene messa in atto nella gestione della flotta. Le flotte delle compagnie aeree low cost annoverano tra le loro fila uno o al massimo due tipi di velivoli il che comporta enormi vantaggi economici sia durante l’acquisto che per la manutenzione, grazie al rapporto di eccellenza che si crea con il fornitore. La scelta ricade spesso tra due modelli, Boeing 737, modello per esempio utilizzato da Ryanair, e Airbus 319 e 320, preferito da easyJet, Volotea e Vueling. Tra questi modelli i vettori low cost si dotano di quelli con la capacità più ampia, cioè un Airbus 320 di easyJet dispone di più posti a sedere di un Airbus 320 di Lufthansa.

Ultimamente la costituzione della flotta per i vettori low cost sembra seguire il trend dei contratti di leasing: in questi casi la quasi totalità dei costi di gestione e manutenzione del velivolo spetta alla compagnia fornitrice.

Riguardo il carburante, invece, le spese vengono contenute grazie alla tecnica del fuel hedging: le compagnie aeree a basso costo stipulano contratti con i fornitori, assicurando loro l’acquisto costante di quantità notevoli di carburante, e riducono la propria esposizione alle variazioni dei prezzi, potenzialmente in aumento. In aggiunta si potrebbe dire che riescono anche a farne un utilizzo più moderato, per ogni volo, rispetto a un vettore di linea, trasportando meno peso in volo (altro motivo per cui volare low cost presenta politche bagagli sempre più svantaggiose per i passeggeri).

Gestione del personale

La scelta di un unico modello di aeromobile porta in sé un altro vantaggio economico per il vettore: meno corsi di formazione per il personale. Le compagnie a basso costo sono state anche molto spesso oggetto di pesanti critiche perché il personale è in molti casi costretto a farsene carico da sé.

Ma i costi di gestione del personale che una low cost sostiene differenziano da quelli sostenuti da un vettore di linea anche in altri punti, come gli stipendi, più bassi per i primi e persino legati in parte alle vendite effettuate a bordo (cibo, profumi e riviste).

Infine molto importante ai fini del bilancio è l’attuazione di politiche di lean management, cioè di ottimizzazione del personale. I dipendenti low cost svolgono più funzioni durante il ciclo di un volo: dall’imbarco all’atterraggio, il personale di bordo e di terra è sempre lo stesso. Per questo motivo, i vettori a basso costo incentivano i propri passeggeri a fare i check in online, addebitando costi extra per questo servizio se fatto in aeroporto, perché per loro comporta l’impiego di più personale oppure di più tempo nei processi di imbarco.

Informazioni Utili

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